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15 Dicembre 2014
ART BASEL MIAMI, PART 3
Venerdì abbiamo lasciato la nostra Francesca in compagnia di Peter Marino e oggi la ritroviamo sulle strade di Miami a bordo di una Bentley. Una settimana ricca di eventi quella di Art Basel, che l'ideatrice di chicfb ha seguito in escusiva per DDmag.

“Bentley Elements” in the Design District

Questo viaggio è iniziato con un chauffeur in una Bentley: mi sono lasciata trasportare, non solo fisicamente, nel traffico schizofrenico di Miami. Entri in una Bentley e il mondo prende un’altra piega: una vita parallela in un mondo fondato sul lusso, e tutto cambia direzione.
Dalla collaborazione di Bentley motors con i direttori creativi di Campbell-Rey è nata una serie di interpretazioni di arte e design con l’intento di celebrare la tradizione di artigianato di lusso e alta tecnologia che la marca inglese rappresenta.

Partita da Miami Beach, frenetica, rumorosa e luccicante, sono arrivata al site ed entrata in un locale minimal: pavimento di cemento, tubi a vista e la sola luce quella dell’installation, Light, lasciata all’interpretazione dell’artista italiano Massimo Uberti.

La tentazione di farmi spiegare direttamente dall’Uberti cosa voleva dire è stata repressa dall’opera stessa. Un laboratorio, un arco alto che mi ricorda un po’ una viuzza di Firenze, un tavolo sulle caprette che mi ricorda quello del mio bisnonno falegname, una finestra rettangolare e un patio e la prima cosa che vuoi fare è entrare, sederti e scrivere o disegnare.
“In effetti quando mi chiedono come inizio una delle mie opere, io faccio uno schizzo e tutto quello di cui ho bisogno è un tavolo, una sedia e un lapis” e mentre raccontava, il gentilissimo Massimo mi ha fatto uno schizzo, genio live!

Un’altra volta mi ritrovo davanti ad un filo conduttore #theitalianway: il lusso nel minimalismo, artigianato sofisticato, storia, arte, design, dettagli intelligenti. A prima vista sembra tutto molto leggiadro e sospeso nel nulla, e poi la domanda, ingénue, “come sta tutto in piedi?” richiede una base di ingegneria, chimica, manualità, precisione, meticolosa attenzione ai dettagli, collaboratori, calcolo matematico e coinvolge pure un trasformatore . I tubi dove passa il neon sono soffiati a mano e se li tocchi ti puoi prendere la scossa e rompere, questo è tutto quello che mi sono ripetuta mentre entravo nell’istallazione: ce l'ho fatta senza fare danni a godermi il laboratorio ideale, devo dire molto leonardesco.

Purezza e lusso, minimalismo e sontuosità tutto unito dalla cura dei dettagli intelligenti per citare Charlotte Rey che con una passione ineguagliabile mi ha spiegato il processo che li ha portati da Crewe, England a Massimo Uberti. Well done Made in Italy, n.3.

Francesca

Ritroveremo Francesca giovedì per la quarta ed ultima parte del suo reportage da Art Basel Miami.

DD
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