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Lifestyle
29 Maggio 2014
Osteopatia: il reflusso gastroesofageo
Entriamo nel vivo della rubrica del dott. Zanier che oggi per DDmag affronta un problema diffuso, ma molto spesso sottovalutato, che l'osteopatia e uno stile di vita corretto possono aiutarci a risolvere: il reflusso gastroesofageo. 

Il reflusso gastroesofageo (che indicheremo d’ora in poi con GERD: Gastroesophageal Reflux Disease) è la più diffusa affezione dell’apparato gastroenterico e si calcola che colpisca circa 4 milioni di italiani. Quando noi ingeriamo il cibo, esso passa attraverso l’esofago, e finisce nello stomaco. Tra queste due strutture esiste una valvola detta sfintere esofageo inferiore o cardias, che si apre e chiude quando deve passare il cibo e ha il compito di impedire a quest’ultimo e ai succhi gastrici di risalire lungo l’esofago. Se si presenta un’alterazione anatomica o funzionale di questa valvola, il cibo tende a risalire lungo l’esofago, però, essendo oramai molto ricco di succhi gastrici estremamente acidi, questa eventualità non è priva di conseguenze. Si deve tener presente che lo stomaco è “progettato” in modo da poter sopportare un ambiente acido, ed è in grado di difendersi dai succhi gastrici, l’esofago, invece, non è protetto adeguatamente: ciò comporta un’irritazione delle strutture e i sintomi che ne derivano. Molte persone ignorano di soffrire di tali disturbi: quali sono dunque i segnali che possono avvisarci che potremmo soffrire di GERD? Innanzitutto la pirosi, un bruciante dolore localizzato dietro lo sterno, il rigurgito, il dolore alla bocca dello stomaco o retrosternale aggravato da certi movimenti come piegarsi in avanti con la schiena, l’alito acido, il dolore aumentato dalla tosse o dalla espirazione, il singhiozzo e la tosse ricorrente, eruttazioni, nausee e crisi di broncospasmo, infine cefalee. Quale può essere la modalità di azione dell’osteopatia nel Reflusso Gastroesofageo? La capacità di tenuta del cardias dipende da molti fattori: alcuni sono di tipo tissutale, intrinseci quindi al tono della valvola, altri sono invece di natura meccanica e su quest’ultimi possiamo agire con l’osteopatia. Innanzitutto affinché il cardias possa avere un buon tono dev’esserci un corretto rapporto pressorio tra la cavità toracica e quella addominale: lo stomaco può venir altrimenti trazionato verso l’alto con il rischio che si creino ernie iatali o verso il basso con il rischio di prolasso o ptosi gastrica. Oltre a un buon riequilibrio pressorio, affinchè ci sia un buon funzionamento dello sfintere esofageo inferiore, ci dev’essere un buon scorrimento longitudinale dell’esofago e una buona elasticità del diaframma, nonchè un buon rapporto tra cifosi toracica e tensioni anteriori sternali.  L’osteopatia può essere in grado di allentare le tensioni a livello del cardias, riequilibrare i diaframmi corporei e in particolare quello addominale, dare una stimolazione a livello neurovegetativo tramite i segmenti vertebrali che innervano le strutture esofagee e gastriche e detendere l’esofago. Ovviamente nel pieno rispetto della filosofia osteopatica potrebbe esser necessario manipolare strutture non strettamente connesse con le sedi del problema ma che nell’omeostasi globale del paziente risultano perturbanti e quindi da riequilibrare.  Per affrontare il reflusso gastroesofageo possiamo anche suggerire al paziente di adottare alcuni accorgimenti per favorire la riduzione dei sintomi: diminuire il peso corporeo se elevato, smettere di fumare, evitare la posizione clinostatica (distesa) elevando ad esempio la testiera del letto, evitare il caffè, gli alcolici, il cioccolato, la menta e gli altri alimenti che il paziente ricolleghi spontaneamente al sintomo (in generale quelli più artefatti e quelli più ricchi di grassi).

Per altre informazioni potete contattare il dott. Zanier all'indirizzo mail fisioheal@yahoo.it.

Alla prossima rubrica,
DD
 


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